Da guardare per capire come si organizza una kermesse (kermesse) musicale.
Da guardare per capire che il concetto di trash è antiquato, superato e inutile.
Da guardare per capire che l’Europa è un’entità che va oltre i confini stabiliti dalla UE o dalla geografia politica, ma si allarga fino a qualsiasi paese abbia voglia di tentare la fortuna facendo più o meno il pagliaccio su un palco.
Era da guardare, quest’anno, per capire che una pescivendola urlatrice travestita da Amy Winehouse negli anni ’60 non è sinonimo di musica di classe.
D’altro canto, era da guardare anche per ridimensionare il solito pietismo sarcastico italiano di chi commentava “Nessuno vota l’Italia, non piacciamo a nessuno”: siamo arrivati noni su ventisei nazioni. Niente di straordinario, ma nemmeno un disastro. Era da guardare, appunto, per ricordarci che non esistiamo solo noi e che il resto dell’Europa non nutre necessariamente un interesse morboso per le nostre azioni.

Ecco la classifica personale di Caviglie da Santo.

10) Ucraina [Gaitana - Be My Guest]: la conturbante Lana Del Rey ucraina ruba spudoratamente l’intro da Bittersweet Simphony dei Verve e il resto della canzone da When Love Takes Over di David Guetta. Eppure ci mette tanta energia nel farlo: come non applaudire davanti a un ladro così gioioso?

9) Svezia [Loreen - Euphoria]: sembra indossare la parrucca di Betty Suarez, l’esibizione è un incrocio tra Karate Kid e Kate Bush, durante il conteggio dei voti, quando ormai è chiaro a chiunque che abbia stravinto lei, sorride imbarazzata, come se le stessero assegnando per sbaglio il premio per il cane più peloso o qualcosa del genere. Parte centrale fantastica, strofe un po’ pallosa. Neve di polistirolo.

8Norvegia [Tooji - Stay]: il fratello norvegese di Eric Saade, più bono e più gay, decide di rubare da Benny Benassi e da qualcosa di orientaleggiante a caso. Poteva essere uno dei favoriti, invece viene relegato al fondo della classifica. Dove sono gli/le adolescenti in piena tempesta ormonale quando servono? (Risposta: in questo momento stanno scrivendo questa classifica.)

7) Romania [Mandinga - Zaleilah]: ritmi latini tipici della Romania. La colonna sonora di ogni giostra di ogni festa paesana e di ogni baracchino sul lungomare di qualche bagno sfigato di una cittadina romagnola di serie B. Una delizia per le orecchie, insomma.

6Irlanda [Jedward - Waterline]: onore al merito. Due personaggi fastidiosi come un incontro di malattie veneree riescono a prodursi in un’esibizione turbo, comprensiva di fontana e doccia finale. Salti, capriole, abbigliamento da Cavalieri dello Zodiaco: pop allo stato puro. L’Irlanda può farli ritornare nella cantina in cui li tiene prigionieri per i 360 giorni all’anno in cui non cercano disperatamente di vincere l’ESC ed essere fiera di loro.

5Grecia [Eleftheria Eleftheriou - Aphrodisiac]: andrebbe punita per non aver cantato nella sua lingua, una delle più belle del mondo e degli spazi interstellari, ma questa Paulina Rubio ellenica riesce, nonostante la carenza di vestiti, a far dimenticare che la Grecia sta con le pezze al culo. Come sempre, uno dei migliori produttori di pop europeo.

4Russia [Buranovskiye Babushki - Party For Everybody]: completamente random, più oltre di così, solo qualche regno in un mondo parallelo i cui abitanti sono caffettiere e il loro Re è Caterina Balivo vestita da stendibiancheria pieghevole. Non vanno più in alto di così solo perché, diciamoci la verità, almeno i denti potevano rifarseli, per l’occasione.

3Francia [Anggun - Echo (You and I)]: sorpresa da parte della Francia, unica delle Big 5 a portare una canzone potenzialmente di successo. Infatti arriva ventiduesima, svantaggiata, forse, dalla scarsa simpatia che il paese riscuote nel resto dell’Europa. Eppure Anggun, tra veli, mutandine e atleti ignudi, dà il meglio di sé. Dommage.

2Bulgaria [Sofi Marinova - Love Unlimited]: il grande scandalo di questa edizione, il mondo intero (=CdS) non riesce ancora a digerire l’indignazione data dall’eliminazione al primo colpo dell’immensa Marinova. Una canzone veramente europea che unisce delicatissimi synth eurodance a un messaggio d’amore in mille lingue, tra cui, indimenticabile, in italiano. VOLIU BENI A TE, divina Marinova!

1Cipro [Ivi Adamou - La La Love]

A grande sorpresa, questa Cristina Dal Basso dal rossetto completamente sbavato riesce a guadagnarsi le simpatie massime di CdS con una canzone così appiccicosa da risultare geniale. Ballerine rubate dal video di Bittersweet di Sophie Ellis-Bextor, ballerine potentissime che prendono di peso questa vaccona cipriota e la fanno ballare sopra un tavolo con la fisicità tipica di quelle ragazzone che pensano: “Sì, ho un corpo esuberante e sono un po’ ridicola con queste faccette alla Laura Panerai: se non sto attenta, inoltre, il vestito mi si sposta e tutta Europa mi vede la tettonica a zolle, ma a me quanto me ne può fregare da uno a mille?” E non è forse questo lo spirito perfetto per l’Eurofestival?


Dramatis Personae:

CdS: bellissimo e aristocratico giovinetto con una tendenza ai risvegli sul fuso orario di Baku.

Madre CdS: ironica e bizzosa genitrice, con una tendenza innata verso il lamento e l’accusa.

Padre CdS: la voce della saggezza, dell’equilibrio e dell’ “Ajuto, sento che sta per nascere un litigio atomico e non so come arrestarlo!”

Sveglio da tre minuti,CdS  telefona a Madre per neutralizzare subito flusso di chiamate ansiose post-terremoto.

Madre CdS: Perché non torni?

CdS: Perché hai paura per il terremoto?

Madre CdS: Anche… poi ci daresti una mano, qui stiamo imbiancando.

CdS (vezzoso): Che caRini!

Madre CdS (subito in modalità “campo-di-lavoro”): E, che caRini… Stanchi siamo.

CdS: Uff, vorriammicche*!

Madre CdS: Perché “vorriammicche”? Cosa vuol dire?

CdS: Mmm… è una cosa che diciamo noi giovani sardi.

Madre CdS (saputella, brama la morte): Tu non sei giovane.

CdS: FUCK YOU!

Madre CdS: No,non dirmi “fuck you”. Hai XX anni, non sei giovane, sei un uomo!

CdS: FUCK YOU di nuovo!

Padre CdS (da lontano): Digli che alla sua età ci sono persone che si sposano e hanno già dei figli.

CdS: FUCK YOU anche a lui!

Madre CdS: No, “fuck you” a babbo non glielo dici.

CdS: E invece sì.

Padre CdS: E allora affannapoli**!

CdS: Di chi sta parlando? Di se stesso? Erano altri tempi (asso utilizzabile in ogni occasione).

Madre CdS (parte in corsivo da proferire con voce distorta e cavernosa. Il desiderio morboso e ossessivo di una non-nonna, suo malgrado.): No, sta parlando di EC, che ha la tua età, tra poco si sposa e ha una figlia.

CdS: Vabbé, saranno anche cazzi suoi.

Madre CdS: Sicuramente quella è l’origine della figlia, almeno per metà, sì.

CdS (che vuole chiudere su una nota divertente): LOL, va bene, ciao.

Madre CdS (galoppa senza badare alla conversazione): … e poi, mentre imbianchiamo, stiamo anche mettendo a posto i libri… Sono troppi! Abbiamo un sacco di doppioni! Ci sono tre edizioni complete della Recherche. Ma secondo te si possono vendere?

CdS: Sì, certo. Oppure potresti donarli alla biblioteca della scuola, visto che è sguarnita.

Madre CdS (diva amareggiata): No, ho già fatto troppo per loro. Babbo voleva donare l’enciclopedia Larousse.

CdS: Ma ha trecento anni! Avrà ancora le cartine del Regno di Sardegna!

Madre CdS: Sì, lo dici tu! L’altro giorno non funzionava internet e ho dovuto cercare una cosa: veloce, pratica, esaustiva…

CdS: Sì, e si stava meglio quando c’era lui, ché i treni arrivavano in orario

Madre CdS: Infatti. E ha fatto le bonifiche, ha introdotto le pensioni… Adesso Lz** è diventato fascista e mi diceva tutte queste cose. ‘L’ha detto anche l’insegnante che ha introdotto le pensioni’. Mi stava facendo arrabbiare così tanto che le pensioni gliele avrei introdotte in ogni orifizio immaginabile.

CdS: Ri-LOL! Ora CIAO, vado a fare colazione.

*Significa “rovesciami” in sardo. Da usare quando qualcuno appesantisce l’interlocutore con discorsi/richieste/azioni fastidiose e irritanti.

**Versione simpatica e leggera della famosa espressione “Affanculo”. Usata solo nel Regno di Sardegna, credo.

***Tredicenne ormai coinquilino di genitori. Passa ore in casa a studiare con madre, per cui è diventato impresa da risanare tramite business plan strategico, piuttosto che semplice ragazzino pigro e piuttosto idiota incapace di capire anche i concetti più basilari dello scibile umano.

[Traduzione dal sardo all'italiano di Caviglie Da Santo. Prezzi modici, risultati sciatti.]


Due sogni:

  1. Siamo, credo, a Borgo Natìo, nella parte alta del paese, in un vicolo delimitato da una parte da un muretto da cui ci si può affacciare per vedere il panorama. Con me ci sono altre due persone, forse miei genitori. Sono in macchina e sto facendo una manovra difficile (aiutato, ovviamente) per spostarla, visto che sta arrivando un altra auto e devo fare posto. Al suo interno c’è una famiglia: la madre ci dice che stanno già lì da qualche giorno, accampati. Intorno a noi, infatti, sedie di plastica, un telo impermeabile blu e delle coperte. Il marito, ci spiega, dorme a sere alterne con lei e con la propria madre. Mi sembra di capire che il marito abbia fatto qualche errore, per questo viene parzialmente bandito dal letto coniugale. Mia madre, credo, chiede se quello sia il loro domicilio stabile, la signora risponde: “No, non abitiamo qui”, nonostante quello sia il loro accampamento già da tempo. “Diventeremo vicini”, dice qualcuno.
  2. Sto andando a casa di Ak a farle ripetizioni di letteratura italiana. Ovviamente non si tratta di casa sua: è un palazzo piuttosto lugubre e malmesso. Come sempre, sono in ritardo. Guardo il telefono: sono le 19:05. Percorro il corridoio con lo spazzolino in bocca: nella fretta devo aver deciso di lavarmi i denti durante il tragitto. Entro nell’appartamento: dentro ci sono lei, una donna (che dovrebbe essere una professoressa e potrebbe essere la mia professoressa di norvegese) un tipo carino, una ragazza (forse è FB?). È il compleanno di Ak. Chiedo di usare il bagno per sciacquarmi la bocca. La stanza non ha finestre, è ricoperta di piastrelle bianche da ospedale. Sul lavandino (o sotto?) c’è una bacinella, per terra dei vestiti, in fondo alla stanza un letto. Giro la manopola del rubinetto: l’acqua è gialla è salmastra. Mi sciacquo la bocca solo due volte, è rivoltante, sa di sporco. Intanto ascolto le voci che provengono dalla cucina. Parlano di cibo che non piace: il ragazzo dice di mangiarlo per fame, nel senso che quando l’appetito è tanto, non gli interessa cosa ingurgita. Forse è vegetariano. FB parla di quando mangiava in mensa e la professoressa ribatte: “Ma tu eri in Umbria!” (risposta ovvia e sensata,forse l’unica possibile. FB, manco a dirlo, non è mai stata in Umbria; ndS).

Note: sogno “Macchina” forse ispirato da fantasie post-terremoto. Sogno “Acqua gialla”: tra poco sarà veramente il compleanno di Ak, devo farle un regalo. E devo smettere di girare con lo spazzolino in bocca e cercare di fare più cose allo stesso tempo mentre mi lavo i denti.


La stessa espressione per tutto il video*. Regina del Mondo 4EVA.

*a parte, ovviamente nel pezzo “Oh-oh-oh-oh-Nadia-Oh-oh-oh-oh”.  Nemmeno una sfinge può mostrarsi indifferente davanti all’insondabile enigma di certi lirismi.


Quando le scelte amorose sbagliate si traducono in disastri professionali.

E pensare che su quelle spiagge, con Jesus, ci poteva essere lei, la donna che ha inventato l’MDNA.

Mentre Inna pubblica il suo ennesimo capolavoro, un incrocio tra “Bandolero” di Paradisio e “La Primavera” di Sash!, alla nota cantante Madonna, dopo i Kazaky, non resta che affidarsi a Valerio Pino. Sempre che qualcuno dei cantanti di Amici non approfitti delle conoscenze,  bibliche o meno, fatte durante il programma e le rubi l’idea.

La classe, cari lettori, la classe.


Tatuaggio

18mag12

Un sogno:

  1. Incontro DS , insieme a noi c’è CC. DS è arrabbiato con J per qualche motivo. Mentre parliamo, io compongo in verticale delle parole in aria disegnando le lettere col dito, forse per parlare in codice con CC. Ci spostiamo in un’altra stanza, che sembra non avere il soffitto (oppure è un terrazzo circondato da mura troppo alte). DS ci fa vedere il suo nuovo tatuaggio sul petto: ha voluto rendere omaggio a delle icone gay, infatti (?) si è fatto disegnare i busti di alcuni rapper: uno dei Gemelli Diversi, Fabri Fibra…
  • Appunti notturni su sogno: Incontro DS, CC, lettere in aria, spostiamo altra camera, DS nuovo lavoro, tatuaggio icone gay (rapper: Gemelli Diversi, Fabri Fibra), DS si lamenta di J, terrazza simil-Am, CC autoironica.

Note: la redazione si scusa per racconto piuttosto pasticciato e sfilettato. Il sogno è stato trascritto a ore e ore di distanza, perché la mattina uno c’ha da fare, tipo lavare il bagno, evento di rarità tale da garantirne la sicura comparsa nell’attività onirica dei giorni a venire.


Biondo, gita

17mag12

Due sogni:

  1. Dal parrucchiere decido di farmi biondo, un sogno che ho da tempo e non avevo mai avuto il coraggio di realizzare. Dopo la trasformazione, entro in un negozio a comprare dei vestiti per una qualche occasione a cui dovrò partecipare il giorno dopo. Scelgo una camicia bianca in seta lucida con una stampa “frutta” molto vivace e un pantalone (forse beige). La commessa/proprietaria mi fa andare al piano superiore per provarli: è una specie di appartamento privato/ufficio. In una stanza c’è un tizio lampadato che sta lavorando a una scrivania. Chiudo la tenda del camerino e penso subito a una tresca tra lui e l’altra. Con la radio in sottofondo, provo la camicia, guardo un ananas della stampa e dico, credo, al tipo che non è l’ideale per una cresima (penso sia una bugia per giustificare il mancato acquisto). Esco comunque dal camerino e mi do un’occhiata allo specchio. I capelli sono orribili: gialli, stopposi, lunghi (!), pieni di gel e tinti soltanto in superficie: basta passarci la mano in mezzo perscovare le ciocche del mio colore. Non posso andare in giro così e non c’è modo di rimediare. Incontro (dopo averlo chiamato?) J. e gli chiedo di usare la sua macchinetta per tagliarmi i capelli a zero. Lui mi racconta di un matrimonio a cui è stato: non si è trovato bene. Doveva essere lui a fare le riprese, ma una sua collega gli ha strappato la videocamera di mano e si è messa a filmare lei. Lui non è stato incluso nel video.
  2. Mi trovo in un pullman, credo, insieme ad altri giovani come me (come no!). Stiamo andando da qualche parte in gita, ci troviamo nei sedili in fondo e io sono il mattatore della cumpa: dispenso battute caustiche e salaci a destra e a manca, finché una mia compagna di classe del liceo (una ragazza così vitale e piena di brio da venire paragonata a una pianta, specialmente felci e cactus) si alza di scatto e, piagnucolando stizzita, se ne va verso i sedili di fronte. Al solito: avrò detto qualcosa che l’ha offesa. La seguo per chiederle di cosa si tratti, ma lei si siede e chiude la tendina esterna del suo posto. La apro e mi siedo accanto a lei per dirle che non credevo di averla offesa e non intendevo e a un certo punto saranno anche cazzi tuoi, quando i due ragazzi seduti di fronte si girano verso di noi e cercano di consolarla. Sono due tipi strani, non capisco se la stiano prendendo in giro e vogliano rompere le scatole a me. Uno dei due mi afferra la mano e comincia a stringermela con violenza, senza dire parola. Ha una mano disgustosa: manicure da donna fatta maldestramente e scarsa impressione di pulizia. Stringo e spingo nella direzione opposta, ci lanciamo uno sguardo di sfida. Lui si allunga un po’ verso di me e cerca di passarmi il pacco, coperto da pantaloncini in lycra gialli, sulla faccia. Mi sposto e me ne vado pensando che questi due mi daranno del filo da torcere durante il viaggio. Ma non c’è tempo per le paranoie. A metà aereo (sì, è diventato un aereo, pure piuttosto lussuoso e spazioso), c’è la mia professoressa di italiano del liceo, che mi chiama a raccolta insieme ad altri compagni per fare un annuncio. Mi avvicino: sono tutti intorno ad autore televisivo Peppi Nocera (che non è Peppi Nocera, ma assomiglia al tipo che stacca i biglietti in un cinema in cui sono andato due sere fa): la professoressa mi spiega che ci sarà una sorta di competizione d’italiano, qualcosa sulla scrittura. Lui ci indica su un quotidiano un articolo che riguarda qualcosa di simile che c’è stato in Spagna. Chiedo se dovremo metterci a compitare delle parole difficili e lui si alza per spiegarmi che non è così, si tratta solo di una specie di esibizione. Alzandosi, il suo viso passa a una centimetro dal mio per qualche secondo: mi trovo a disagio per l’intimità eccessiva e lui mi spiega: “Ero a Santander, ecco perché sono così abbronzato”. Io e gli altri prescelti ci sediamo intorno a un tavolo per prepararci alla gara: per scherzo comincio a declinare qualcosa in latino, fingendo di non ricordare nulla. Una del gruppo si concentra per correggermi e comincia a declinare un nome al singolare, plurale, maschile e femminile. In italiano. Io penso di mettermi a canticchiare una canzone in spagnolo degli Hidrogenesse per farmi notare da autore tv e cominciare con lui sordida liaison.

Note: Oggi devo assolutamente comprare un aggeggio per regolare la barba. C’è un matrimonio in vista: mancano ancora mesi, ma da poco ho parlato dell’abbigliamento da cerimonia e della possibilità di andarci in shorts (no, abbiamo già dato su quel fronte). Possiedo una camicia come quella che provavo nel sogno: stampa “tropicale”.


Odi e coriandoli a bimba-ricca, che durante studio “Polonia” legge appunti scritti a mano da Caviglie da Santo e non riesce a decifrarli o a fingere di trovarci un significato plausibile:

CdS: “E delle risorse naturali e dell’industria sappiamo qualcosa?”

B-R: “Che hanno il petrolio.”

CdS: sbuffando e accasciandosi sul tavolo “Fai una frase strutturata, su.”

B-R: sbirciando dal foglio degli appunti “Ci sono delle raffinerie che si occupano di… raffinare il petrolio g -… gn- … cos’è? GNEGNO*?

CdS: risata isterica 

*con la G dura, NB. Era “greggio”.
Comunque no molta rabbia perché fatto merenda insieme con due confezioni di Oro Ciok e continuato discorso su avvincente festa di compleanno che avverrà tra quattro mesi e mezzo (“Non credo ti divertirai.” – “Basta che ci sia cibo a sufficienza.”)


Orario

14mag12

Un sogno:

  1. Sto camminando per strada (zona Mazzini, credo, ciononostante non si tratta di un incubo), incrocio una persona, metto le mani in tasca per darmi un tono e ne tiro fuori uno scontrino: guardo l’ora stampata sopra: sono le 2:30. Penso che il giorno dopo dovrò alzarmi presto per lavorare* e mi viene l’ansia da carenza di sonno. Poi penso a Rs, che fa sempre le ore piccole nonostante la mattina debba essere al lavoro per le nove e la cosa mi rincuora. Arrivo a casa (Borgo Natìo): in bagno ci sono due mie cugine che si stanno preparando per la notte. Parlano con un personaggio che potrebbe essere definito governante o cameriera personale. Vado a letto in camera di mio fratello perché nella mia sta dormendo una delle due cugine. Sul bordo del materasso c’è un orribile maglione a rombi verde e arancione. Torno in bagno per ricontrollare l’ora: il baccano che sta facendo la cugina che si trova in bagno mi ha convinto che si tratti di abluzioni mattutine e non notturne. Questo vorrebbe dire che non potrei dormire nemmeno un’ora! La sveglia in bagno mi dice che sono ancora le 3:15. Torno in camera col cuore in pace: stavolta sul letto c’è un orribile maglione bianco della Sixty che indossavo, con grande orgoglio, in gioventù. La porta è aperta: penso: “Chiederò a mamma di chiuderla mentre sta andando in camera sua.”
*LOL, che sogno bizzarro!

Note: Mi sveglio alle 8:30, felice di non dover andare a lavorare. Mi alzo per chiudere la finestra perché fuori le genti disturbano la quiete pubblica. Poi mi rimetto a letto, sprezzante delle convenzioni borghesi che vogliono che a una certa ora ci si alzi dal letto: well, fuck you, “certa ora”! Segue sogno agrodolce, frustrante e ancorato a passato che non esiste più. *moan*


Oggi io e bimba-ricca abbiamo studiato i verbi recevoirrépondre offrir. Poi abbiamo finiti i compiti e siamo andati in giardino a giocare con le altalene, la torretta con lo scivolo e la palla di Hello Kitty. Mi ha anche invitato alla sua festa di compleanno, tra quattro mesi e mezzo. Dovevamo arrivare a quindici palleggi, ma abbiamo raggiunto i trentasei. Eravamo fieri di noi e pronti a ogni sfida, ma per darmi un tono ho detto che dovevo andare a lavorare: sarei rimasto ore, se mi avessero offerto anche la merenda. Mentre tornavo a casa, mi son sentito chiamare: era bimba-ricca in bici. Lei e la dada (tata) stavano scendendo a prendere il gelato e mi hanno invitato con loro. Io ho detto che avremmo fatto la strada insieme, ma che non sarei rimasto per il gelato perché dovevo lavorare. Di nuovo, mentendo. Mi sentivo in imbarazzo a farmi vedere in giro con una sessantenne e una dodicenne. In periferia, poi.

Sulla via di casa, in centro, un giovane (brutto) mi ferma per farmi “Una semplice domanda”. Comincia a parlare: “Come la vedi una comunità per drogati…” Lo blocco subito: “Non mi interessa, scusa.” E vado via. Non mi sono ancora rimesso entrambe le cuffie che mi sembra di sentire un “Vaffanculo” provenire da dietro di me. Mi giro e chiedo con sguardo minaccioso: “Cos’è che hai detto?” E lui, scaltro: “Niente, ti ho solo salutato, se non ti interessa…”  Ero veramente fortissimo e temibile, anche perché eravamo in strada popolatissima e lui aveva sicuramente dei precedenti, quindi non gli conveniva certo mettersi nei guai con una damigella indifesa come moi.

Tutto sommato, una giornata piena di emozioni.




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