Due sogni:

  1. Sono dallo psicologo, in una camera da letto composta da letto matrimoniale, su cui sono sdrajato, due comodini, armadio a sei ante e una poltroncina, su cui sta seduta la terapeuta, una vecchina che ricorda una delle protagoniste del corto, orrendo, visto jeri sera. Sto parlando, quando lei mi interrompe e quello che dice mi turba così tanto da farmi alzare in ginocchio sul materasso e urlarle contro. Poi oggetti che volano al rallentatore, forse un mazzo di rose e un lettore mp3, io che la picchio con violenza sulla testa (indossa un cappellino di paglia con decorazioni a fiori) usando un cuscino e qualcuno che entra dalla porta a vetri in rilievo.
  2. Sono in cucina (una sorta di bancone da bar scuro, ricoperto di pannelli scuri in legno) insieme a ZJ, che mi fa da psicologa. Penso mi stia addossando delle colpe, perché io sono piuttosto nervoso. Ha a che fare con mio fratello e io le dico che lui si comporta così con me soltanto perché è invidioso, visto che lui è stato mandato via (uso la parola “drinniu”) dal lavoro e ora non ha niente da fare.

Note: Sono il solito idiota: erano due sogni complessi e avvincenti, ma non me li sono appuntati, e ora mi trovo con questi scampoli inutili e privi di tutto quel mistero vagamente inquietante che ancora sentivo addosso nei primi minuti del risveglio.


Camper

18Gen15

È sabato pomeriggio, e io e alcuni dei miei colleghi siamo inspiegabilmente finiti a lavorare in un minuscolo negozio di Camper. Tutti si danno da fare, avvolti da una luce rossa soffusa che rende difficile la vista. Su un divano, due sorelle di mia nonna materna confabulano mentre nessuno dà loro attenzione. Stiamo per chiudere, ma EC e CC sono bloccate con un reso: un cliente vuole cambiare delle scarpe, ma non conosciamo le politiche del marchio a questo proposito. Per ajutare, esco in cortile (che è quello delle mie zie paterne) a cercare un responsabile, mentre sul televisore, piazzato accanto alla cassa, scorgo un video per una canzone di Rebecca & Fiona che non conosco. Ci rimango malissimo, sia per la scarsa qualità del video che per la mia ignoranza discografica.

Fuori sembra per metà il retro del Mercato delle Erbe, per l’altra metà uno spiazzo aperto informe, come quelli che si vedono nelle foto delle città moderne agli inizi del ‘900: strade sterrate ed edifici in costruzione. Vedo FC al bar con un’amica, penso che ci vedremo più tardi in giro. Un bambino di colore con indosso un panno tenuto insieme da una spilla da balia corre intorno a una fontana rotonda, poi scappa via mentre qualcuno lo rincorre per picchiarlo. La scena finisce col bambino che riesce a fuggire e una scritta che ci informa che all’assalitore sono state sostituite le mani con una copia in metallo, chiara punizione per la sua violenza. Il logo della SEAT in alto a sinistra (nel sogno o nel teleschermo?) mi fa capire che si tratta di una pubblicità.


I cannot see you
Now that you’re older
All of the grey hairs
Made it much colder

I can’t bare to witness your fall
I can’t bare to witness your fall

Ah, ma io non avevo ascoltato con attenzione il testo di questa canzone che mi piaceva tantissimo e ora è ufficialmente diventata parte integrante della mia esistenza.

Voglio organizzare una festa, io che temo le feste più del mio peggior nemico, in cui suonare solo questo pezzo e ballarlo in libertà assoluta, con quella gioja irresponsabile che si può provare solo alla vista di un’inevitabile disgrazia.

Una sontuosa cena della nobiltà russa mentre l’armata rossa sta bussando al portone del palazzo, una festa d’addio a un passo dalla fine nella Stoccolma più borghese e decadente, un festival di musica elettronica di seconda categoria su una spiaggia spagnola all’alba popolata da inglesi ubriachi.

Una foto della mia bella persona presa dall’alto.


Denti

04Gen15

Un sogno:

  1. Per una ricerca di mercato, salgo su un pullman a due piani pieno di sudcoreani e/o che dovrebbe portarmi in un centro commerciale di sudcoreani. Dal piano superiore del pullman, senza tetto, vedo che stiamo salendo la via del mio paese dove abita mia zia e ci fermiamo davanti alla casa di una sua vicina non esattamente per la quale. Entro: corridoi larghi e muri grigi: non risponde esattamente ai criteri di lusso commerciale che mi aspettavo, ma la mia attenzione si concentra tutta su un dente. L’incisivo laterale destro (o è il canino?) sta ballando pericolosamente. Già altre volte avevo avuto l’impressione che stesse per cadere, ma stavolta non è soltanto una paranoja. Dopo qualche tastata, il dente mi rimane tra le dita. La reazione è più misurata di quella che mi aspettavo, ma sono comunque nervoso. Devo trovare una soluzione, il giorno dopo dovrò andare a lavorare, non posso presentarmi con un buco tra le labbra. Guardo il dente: sembra spezzato alla base, ancora peggio di quel che pensavo. Lo rinfilo in bocca e cerco un bagno per prendere un po’ di carta e nascondercelo dentro, ma un’inserviente di colore mi dice che non è possibile fare niente senza lasciare la mancia. Non ho spiccioli, quindi, dopo qualche penoso attimo di esitazione, rubo la carta dal contenitore delle salviette e scappo via, ma davanti alla porta dei bagni decido di tornare indietro e chiedere scusa: ci manca solo che mi arrestino a New York senza un dente per aver rubato una salvietta igienica.

Note:

Note: mi sveglio alle 5:55 pensando con preoccupazione al significato dei denti che cadono nei sogni: niente di buono.


Oslo

02Gen15

Un sogno:

  1. Sono tornato a Oslo per continuare un tirocinio terminato nel 2008. È notte, e io giro per una strada buja in salita, sicuro che si tratti di Boulevard Saint-Michel. Torno indietro a controllare la targa, per sicurezza. Avevo sbagliato, è rue de Picpus, ma non mi sfiora il dubbio di trovarmi a Parigi invece che a Oslo. Non ho mangiato e mi infilo in una triste tavola calda: ai muri pannelli finto legno e tabelloni elettronici che regolano file inesistenti. Siedo al tavolo con altre due persone e mi viene in mente che il giorno dopo non avrò niente da mangiare per colazione. Sconforto e fastidio all’idea di dover ricominciare un’ennesima volta in una nuova città una vita di stenti e alimentazione penosa vengono sostituiti da un altro pensiero: io non ho dove andare a dormire! La casa in cui abitavo nel 2008 non sarà certo disponibile per me. Panico. Mi alzo e mi avvicino a una parete attrezzata per il caricamento di dispositivi elettronici: sono le due di notte, ma voglio chiamare CC e dirle che mollo tutto, non ho la voglia e le forze per questa nuova disavventura. Il pensiero di andare in albergo per qualche notte fa capolino in mezzo al tornado di preoccupazioni, ma viene zittito da una certezza: se CC mi autorizza, torno a casa.

Note: saranno gli aerei e gli aeroporti della settimana scorsa? O saranno i nuovi inizi? In ogni caso, darmi una calmata non sarebbe male.


Due sogni:

  1. Sono davanti allo specchio in un bagno verde oliva. La luce è soffusa, ma vedo bene la mia immagine riflessa. Ho i capelli lunghetti, quattro-cinque centimetri. Sembrano proprio quelli di SB, castano scuro e pronti a trasformarsi in ricci. Mi sembra assurdo, e allo stesso tempo normalissimo. Non ho peli sul corpo, ma nemmeno me ne accorgo. Faccio per toccarmi la testa, ma lo specchio, mi rendo conto, riflette la nuca. Com’è possibile? Non gli do mica le spalle. Riprovo a toccarmi la frangia, ma il riflesso è quello di una mano che tocca una nuca. Faccio un ultimo tentativo e stavolta spuntano altre due mani dietro il riflesso. C’è qualcuno dietro di me? Non sono impaurito, solo curioso. Vado a raccontare a SB cos’è successo, e lo trovo nella cucina, illuminata da luci basse, di un appartamento che per motivi ignoti mi ricorda quello di TMO a Oslo.
  2. Salgo le scale: sul pianerottolo si affacciano due porte. Conversazione vaga con una vecchia stilosa, poi scompare e sale una donna, bella ed elegante. Saluta D., che ci guarda dalla porta a sinistra, e poggia la spesa e un quaderno su un tavolino in mezzo al ballatojo. Lo apro: “Ma dai, hai la stessa calligrafia di mia madre!”, le dico. “Potresti essere mia madre!” aggiungo facendo il burlone. “Be’, ha trentatré anni”, aggiunge D. che indossa un accappatojo aperto e sotto è nudo. Concludo con una battuta, stantia, sulla mia giovane età ed entro con D. in camera sua, che in realtà è la vecchia camera di mia ZJ. Non sapevo che fosse così tranquillo con la sua nudità, gli dico, mentre lui si toglie l’accappatojo. Mi risponde che a casa sua è sempre stato abituato così: “Anche le mie sorelle mi vedono nudo, una mi ha visto due volte. Non ho mai avuto il controllo del *oggetto banalissimo che non ricordo*, quindi ho deciso che almeno avrei avuto il controllo totale sul mio corpo.” Accolgo questa informazione con un prevedibile misto di gelosia (1/3) e invidia (2/3) versate in un calice di resistentissime paranoje e insicurezze.

    Note: proprio jeri parlato con SB dei suoi capelli, che ormai hanno le alette. Per quanto riguarda Nudità, ma anche Capelli, sarebbero la conferma da manuale di qualsiasi banalissima teoria freudiana sulla sessualità.


Invito

23Dic14

Un sogno:

  1. Sono a letto: davanti a me, accanto alla porta, c’è D. In camera entra GQ: indossa solo un pajo di mutande nere. Si avvicina e comincia a giocare con me: scherza e ride con tenerezza. Mi sembra dimagrito e glielo faccio notare: ha meno pancia rispetto agli ultimi mesi. Lui continua a giochicchiare col mio viso, ed è così fisico, goffo e dolce che mi viene da chiedergli se abbia preso dell’MD. Lui nicchia, non risponde e continua a ridacchiare. “Davvero”, gli dico, “hai preso dell’MD? Siete usciti con J.?” Nessuna risposta: adesso ha in mano Yu e gioca con lui. Lo incalzo: “Dai, dimmi se sei uscito con J.!”, ma niente. Mi innervosisco e la voce diventa ansiosa: è evidente che mi sta nascondendo qualcosa. Interviene D., con tono monocorde: “Sono stati allo Spazio 61 insieme a J.” Ecco, ne ero sicuro, mi hanno escluso e cercavano di farlo passare sotto silenzio. “Perché siete usciti insieme e avete preso l’MD senza dirmelo?” chiedo vicino alle lacrime. (Poi frammenti spezzati dal sogno principale: un orologio anni ’60 simile ai tabelloni degli orari dei treni e io sul terrazzo all’ultimo piano di un palazzo che progetto di lanciarmi verso il balcone semicircolare dell’edificio di fronte.)

Note: mi sveglio verso le 6 di umore pessimo. Ci metto una decina di minuti per accorgermi che si trattava di un sogno, ma sono cosciente che chi mi sta accanto si è macchiato comunque di orribili misfatti.




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